domenica 1 aprile 2012

mrs dalloway

Clarissa Dalloway è una bella e ricca signora di mezza età. È una donna di indiscussa classe, moglie di un rispettato uomo politico, un’eccellente padrona di casa, madre felice. Siamo nel 1923 a Westminster, nel cuore di una frenetica Londra, e la incontriamo in una giornata qualsiasi. La signora Dalloway infatti sta organizzando una festa per la sera, una festa alla quale tutta la Londra 'bene' sarà presente. È una donna mondana, Clarissa: attenta, metodica, dà disposizioni alla servitù, va a scegliere i fiori per la sera, passeggia per le strade della città. I gesti quotidiani e ripetitivi sono per lei come una guida che le permette di osservare la sua vita e potersi così perdere in pensieri e riflessioni sul suo significato. I ricordi tornano prepotentemente nel presente e la raggiungono quando Peter Walsh - l’uomo al quale era stata in passato sentimentalmente legata - di ritorno dall’India, decide di farle visita, così come l’amica Sally. Intanto Septimus Warren Smith sta passeggiando per la città in compagnia della moglie Rezia. La donna è preoccupata per l’instabilità mentale del marito, un reduce di guerra che dopo aver assistito alla morte di un amico non si è più ripreso. Sente le voci, crede di vedere l'amico perduto tra la gente e, mentre Clarissa si muove tra le ore della giornata scandite dai frenetici preparativi per la festa, Septimus arriverà alla sera vagando per le strade attraversando lunghe ore segnate dal Big Ben...
Da una parte Clarissa, dall’altra Septimus, due vite separate e parallele che sembrano però dialogare a distanza: due modi diversi di ritrovare se stessi, di affrontare i fantasmi, di immaginare la vita. Due giornate uniche che avranno epiloghi molto differenti e che si incontreranno grazie ad un racconto che il medico di Septimus farà alla festa di Clarissa. Quando Virginia Woolf scrisse La signora Dalloway aveva da poco letto Ulisse di James Joyce e l’idea del flusso di coscienza è scivolata addosso ai protagonisti che vengono seguiti dall’autrice per l’intera durata di un giorno. È il tempo, anzi sono le ore ad essere protagoniste del libro, (non a caso proprio Le ore doveva essere il titolo originale) e il ping pong tra le due storie che - solo apparentemente slegate - raccontano la fatica di vivere, la presenza delle scelte, il peso del passato, la voglia o meno di superare e trasformare ciò che siamo stati. Entrambi i protagonisti hanno paura ad affrontare le ore, entrambi devono affrontare gli spettri di un passato ancora così presenti nelle loro giornate, ma mentre Clarissa trova la forza nei piccoli gesti quotidiani, nell’impegno di superare i propri limiti affrontando con coraggio i ricordi, Septimus cederà alla disperazione preferendo l’annullamento. Come in quasi tutti i romanzi della Woolf la trama è semplice e rappresenta un mero pretesto per indagare l’inconscio dei personaggi, per scoprire le loro stanze, i ricordi, i sogni. Attraverso la separazione delle storie e la loro distanza ci accorgiamo di quanto in realtà facciano parte di un quadro sempre più grande e affascinante, un quadro che di romanzo in romanzo, di storia in storia la Woolf non smette di dipingere.

Federica Diomei 

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